Archivio di Stato di Milano Torna indietro


I principali fondi in cui è articolato l'Archivio sono i seguenti:
  • Fondo Acque
    Contiene documenti relativi a ruscelli, canali, fiumi e laghi. Vi sono vari documenti interessanti relativi alla pesca (diritti, tassazioni, concessioni, con citazione di attrezzi vari ) e ai mulini, con descrizioni di sistemi e meccanismi vari. Molti documenti riguardano liti e contenziosi relativi ai tentativi, alla lunga riusciti, del Fisco di "apprendere" i diritti sulla pesca e sui mulini, sottraendoli ai precedenti proprietari, feudatari o comuni. Il fondo e' ordinato per nomi dei corsi d'acqua o laghi e anche dei comuni interessati, dimodoché la consultazione risulta facilitata, ma il materiale spesso e' disordinato e caotico.

  • Fondo Agricoltura
    Contiene documenti relativi a prodotti agricoli e animali da allevamento. Il fondo e' ordinato per nomi dei corsi d'acqua o laghi e anche dei comuni interessati.

  • Fondo Araldica - Archivio Crivelli
    Contiene documenti relativi alla famiglia Crivelli e altre famiglie nobili, però non c'e' un indice toponomastico. Il Codice Cremosano contiene una ricca raccolta di stemmi di paesi e famiglie varie.

  • Fondo Catasto
    suddiviso in Catasto propriamente detto, Registri catastali e Mappe.
    E' un fondo enorme, essenziale per lo studio del territorio; riporta i documenti relativi al Catasto Teresiano (1751) e al cessato Catasto Lombardo-Veneto (1857), fino al "Ricensimento", terminato nel 1873 per la "parte alta" del Milanese e nel 1887 per la "parte bassa". Oltre alle mappe e ai registri con gli elenchi ("sommarioni" o "catastrini") dei beni "di 1.a stazione" (terreni) e "di 2.a stazione" (fabbricati), coi proprietari, l'area in pertiche e il valore, si possono trovare anche inchieste preparatorie, come i "Processi verbali", i "Processi giustificativi" e i "45 Quesiti" per il Teresiano, in cui sono riportate le antiche usanze di tassazione (imposte feudali come l'"imbottato" e imposte fiscali quali la "diaria", la "cavalleria", il "personale" e il "reale" ecc.) e vari bilanci comunali. Ci sono inoltre le "Stime" dei vari tipi di terreni agricoli e dei prodotti ricavati: cereali vari, castagne, fieno, legna, canapa, lino, gelsi ("moroni") censiti sui singoli terreni ecc. ; i "Trasporti d'estimo" ossia i cambiamenti di proprietà, i ricorsi, reclami con relativo iter e citazione dei relativi atti notarili. Ci sono anche le "Notificazioni dei feudi" a norma di un editto del 1765 di Maria Teresa, con elenchi dei vari antichi diritti feudali, in particolare quelli sulle pievi di Arcisate, Brebbia, Varese e Valcuvia feudi del Marchese Pompeo Litta Visconti Arese. C'e' la serie "Censo-Comuni", con ricorsi vari e modifiche censuarie.
    Le mappe teresiane sono opere minuziose con in più una certa valenza artistica al di là delle aride cifre annotate sui terreni, per cui tipicamente fanno la loro figura ben incorniciate nelle sale dei Consigli Comunali.
    Combinando i dati di questi due antichi catasti con quelli dell'attuale catasto, e tenendo conto dei cambiamenti di proprietà, si potrebbe teoricamente ricostruire all'indietro la storia di ogni "pezza" di terra fino al 1750. Sarebbe possibile risalire più indietro, fino al 1550, con i dati del "Catasto di Carlo V" custodito alla Trivulziana, ma questa impresa e' più difficile perché non ci sono mappe e, per i passaggi di proprietà, bisogna addentrarsi nel fondo Notarile.
    Comunque, i dati che si possono più facilmente estrarre riguardano la proprietà della terra, posseduta naturalmente in proporzione schiacciante da poche famiglie nobili ed enti ecclesiastici.
    Per quanto le serie più importanti siano indicizzate per comune, una gran parte del fondo e' ancora disordinata e quindi inservibile.
    Molte, ma non tutte le mappe e i registri relativi alla provincia di Varese, sorta nel 1927, sono stati trasportati all'Archivio di Stato di Varese.

  • Fondo Censo
    Contiene documenti di carattere fiscale relativi a tassazioni varie, con allegati estratti catastali relativi a case e terreni. Particolarmente interessante per la Pieve di Brebbia un elenco di "fuochi" del 1537, appena dopo lo stabilimento del dominio spagnolo; ci sono anche alcuni processi testimoniali fatti dal Fisco per appurare le tasse effettivamente versate.

  • Fondo Famiglie
    Contiene documenti relativi a famiglie notabili, anche questo senza indice toponomastico. Molte carte provengono da "Piccoli acquisti, doni e depositi". Nella nostra zona le famiglie nobili più importanti erano i Visconti, i Besozzi, i Bossi, i Daverio.

  • Fondo Feudi Camerali
    Contiene documenti relativi ai Feudi, quali "ricognizioni" ossia prese di possesso da parte del nuovo feudatario, con elenchi di "fuochi" e giuramenti dei consoli e dei capifamiglia; "apprensioni" da parte del Fisco, sempre in lotta con i feudatari, con strascico di liti e ricorsi vari; interessanti elenchi di diritti vari, ad es. sul vino "imbottato", su mulini, prestini, macelli, caccia e pesca, osterie ecc. Particolarmente interessanti per la Pieve di Brebbia le cartelle relative ai feudatari Visconti, con documenti attestanti i loro privilegi "ab immemorabili", ribaditi dai vari Imperatori del S.R.I.

  • Fondo Finanza
    Contiene documenti di carattere fiscale relativi a tasse, dazi e le cosiddette "regalìe", cioè beni del re (oggi diremmo statali) che venivano dati in concessione, tra cui la pesca e appunto i vari dazi e gli appalti delle tasse. Interessanti le serie delle "Confische", che venivano eseguite contro i condannati per reati vari, e le "Apprensioni", cioè i sequestri dei beni dei i debitori.

  • Fondo Comuni
    E' un piccolo fondo "peroniano" con pochi documenti di varia provenienza.

  • Fondo Culto
    Contiene documenti relativi ad enti e persone ecclesiastiche: chiese, benefici, conventi, cappellanie, religiosi vari, con i relativi ordinamenti per località e per persona. Inoltre ci sono argomenti interessanti quali censure, scomuniche, interdetti, cause criminali, inquisizione, miracoli, religioni diverse, ma all'atto pratico ci si trova pochissimo. I tipici documenti sono nomine di cappellani ("placet") e carte relative alle finanze delle chiese e parrocchie, con particolari interessanti su arredi sacri e campane.

  • Fondo Notarile
    E' la vera "Mecca" del ricercatore di storia locale, perché vi si trova di tutto: contratti di vendita e affitto di case, terreni, animali da lavoro ecc., con una certa varietà (retrovendite, livelli, vendita con investitura, vendita "a credenza" di buoi ecc.); contratti di dote, spesso con inventari del corredo (la "scherpa"); testamenti, spesso con inventari interessanti di oggetti desueti; sequestri ("apprensioni") di terre e case; affidamenti di minori decretati dal pretore, anche questi con inventari di beni; assemblee dei capifamiglia abbienti ("vicini") convocate "al suono della campana" per eleggere rappresentanti quali consoli, sindaci, procuratori e per prendere decisioni riguardanti gli interessi della comunità; "paci" ossia remissioni di querele a suo tempo sporte alla pretura per controversie, spesso seguite a violenze e ferimenti; ricevute ("confessi") di pagamenti a vario titolo; dichiarazioni liberatorie a chiusura di debiti o pagamenti dilazionati, con interessanti note spese; rendiconti tra padroni e affittuari o "massari", con elenchi di pagamenti in natura (grani, vino, castagne ecc.). Qua e là si trovano carte di grande interesse, ad es. sulla peste del 1630, sull'alloggiamento dei soldati durante la guerra dei Trent'anni ecc.
    Vi si possono inoltre trovare occasionalmente documenti della pretura, se il notaio officiava anche al servizio del pretore (come ad es. a Gavirate), e quindi processi vari riguardanti ogni specie di controversia o crimine; ciò e' tanto più interessante in quanto purtroppo il fondo "Giustizia civile e punitiva" non contiene praticamente niente (sembra che sia andato distrutto nel corso dell'ultima guerra). Inoltre, se il notaio era anche o solo "apostolico", si possono trovare anche documenti riguardanti gli affari ecclesiastici (legati pii, convenzioni per il mantenimento del clero, cappellanie e anche visite vicariali).
    Gli atti notarili, scritti in latino fino all'epoca napoleonica, sono da una parte un tipo di documento ideale, in quanto rispondono ad un formalismo rigido: data, personaggi di cui sono riportate le generalità complete, contenuto stereotipato e abbastanza prevedibile in base al tipo di atto, con inizi di periodo facilmente riconoscibili; dall'altra parte il linguaggio usato e' "notarile" spesso fino all'esasperazione, con ripetizioni, formule abbreviate, dettagli tecnici, sicché spesso si perde il filo del discorso.
    Gli atti sono organizzati in "filze" (ce ne sono in tutto circa 50.000, tipicamente dell'altezza di 10 cm.) suddivise per notaio e ordinate cronologicamente. Esiste anche un fondo separato "Rubriche notarili" contenente gli indici ("rubriche") degli atti dei singoli notai, dove ogni atto e' riassunto in poche righe; vi si trovano citati i contraenti ma di solito non sono riportati i luoghi interessati. Lo stesso vale per l'Indice Lombardi, monumentale lavoro in piu' di 300 volumi che elenca in ordine alfabetico i contraenti degli atti, ma non riporta i luoghi.
    La difficoltà principale per orientarsi in questo mare e' di scoprire i notai che operavano nel territorio che ci interessa; per molti notai questa informazione e' data da un indice, peraltro lacunoso, dimodoché e' consigliabile consultare qualche filza a caso per scoprire dove stava lo studio del notaio (controllare in fondo all'atto "Actum in..."). Naturalmente l'ambito di lavoro del notaio include spesso i paesi vicini e inoltre, se il notaio stava a Milano, il luogo di "villeggiatura" che tipicamente coincide col luogo d'origine della famiglia.

  • Fondo Museo Diplomatico
    E' il fondo più "nobile" ed esclusivo, contenendo le pergamene precedenti al 1100; la più antica risale al 550. Le pergamene fino all'anno 1000 sono riprodotte in grandezza naturale, con trascrizione a fronte, in un enorme volumone in-folio detto familiarmente "il Natale" dal nome del suo famoso autore; tutte sono consultabili e fotocopiabili da microfilm. Un'altra trascrizione valida e' del Porro Lambertenghi ("Codex Diplomaticus Longobardiae"). Da notare che ci sono anche molte pergamene false, in genere escogitate per documentare possessi di cui non restava più traccia scritta; ad es. un privilegio del re longobardo Liutprando del 713, con cui dona al Monastero degli Agostiniani di S.Pietro in Ciel d'Oro di Pavia terre, mansi, corti e ville, tra cui parecchi situati lungo la strada Varesina, fino ai valichi svizzeri. E' stupefacente constatare che molte pergamene riguardano anche paesini piccolissimi, cascine isolate, posti di cui non si sospetterebbe una storia così antica. Gli indici sono soddisfacenti ed e' quindi possibile trovare facilmente i vari luoghi. In compenso, la scrittura e' spesso ostica e richiede una certa esperienza per essere decifrata.

  • Archivio Panigarola
    così detto dal nome della famiglia addetta alla sua gestione: era l'archivio dell'Ufficio degli Statuti, con l'incaricato fin dall'età comunale di registrare e conservare i provvedimenti del comune, e quindi gli atti emanati dai signori e duchi di Milano, le liste dei banditi dallo Stato ("Libri Bannitorum"), le tutele dei minori, e di custodire, in filze separate, gride, citazioni e condanne.

  • Fondo Pergamene
    Contiene una gran quantità di pergamene, posteriori al 1100 (quelle precedenti si trovano nel Museo Diplomatico), provenienti da vari archivi specie ecclesiastici. Ci sono indici di luoghi, persone e chiese. Di alcuni archivi esistono regesti, ad es. per S.Vittore di Varese, S.Maria del Monte di Varese, S.Tommaso in Terra Amara ecc.

  • Fondo Prefettura
    Contiene documenti a partire dall'unità d'Italia, relativi a censo, censimenti, Guardia nazionale, culto, opere pie ecc.

  • Fondo di Religione
    Contiene gli archivi degli enti religiosi soppressi con la riforma napoleonica; ci sono alcune serie orientate al territorio, riguardanti benefici (parrocchie e cappelle), chiese, confraternite, abbazie e conventi. Il tipo di documenti più rappresentato riguarda le nomine dei curati e dei cappellani. Purtroppo non ci sono indici toponomastici, per cui e' necessario conoscere già l'ente esistente sul territorio. D'altra parte si tratta di un fondo ricchissimo di documenti veramente antichi, anche pergamene. Per la nostra zona vi troviamo ad es. le carte relative alle terre del Monastero di Voltorre, che possiede anche molte pergamene antiche le quali però si trovano all'Archivio di Stato di Torino in quanto relative a un'epoca in cui Voltorre era soggetto al Monastero di Fruttuaria presso Ivrea.

  • Fondo Sanità
    Contiene documenti e carteggi relativi a malattie varie di uomini e bestie, medici, malattie. Interessanti i documenti sulla peste, specie del 1576 (pochissimi quelli sulla peste del 1630): processi agli untori, corrispondenza dei funzionari delle zone di penetrazione (Svizzera, valli prealpine, stati esteri) con segnalazioni di casi di contagio, spesso esagerati,norme per il transito delle merci e dei mercanti.

  • Archivio Visconteo-Sforzesco
    Contiene documenti e carteggi relativi al periodo dei Visconti e degli Sforza, quindi fino al 1536; si tratta per lo più di lettere riguardanti affari di Stato e quindi con poca rilevanza per la storia locale.
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